Comune (abitanti 3.650) della provincia di Catanzaro, suddiviso in Badolato e Badolato Marina.
Il territorio, che si estende per 34,10 chilometri quadrati, confina con quelli dei Comuni di Brognaturo, lsca sullo Jonio, Santa Caterina dello Jonio, ed a levante col mare, e si sviluppa sul versante delle Serre.

Il paese, posto sulle pendici nord-occidentali del Monte S. Nicola (m. 1.260), giace su uno sprone incuneato tra due valloni che si congiungono nella sottostante pianura litoranea, è a 240 metri di altezza, a 53 chilometri da Catanzaro, su una strada provinciale che a poco più di 5 chilometri si congiunge con la Statale 106.


Si vuole che sia di fondazione enotra, e che prendesse nome dalla sua posizione eminente circondata da balze che lo pongono come se fosse in alto ad una fortezza. Era detto anche Badulato, Vadolato o Vadulato. Aveva sotto di se i grossi Casali di Isca e di Sant'Andrea. Compreso nella Contea di Catanzaro ai primordi della signoria Normanna in Calabria, fu in seguito baronia, ed ai tempi angioini appartenne ad un Filippo di Badolato - donde, più probabilmente, il nome al paese - al quale con la violenza lo tolse Pietro Ruffo Conte di Catanzaro, i cui discendenti, costituenti un altro ramo della famiglia, lo tennero fino al 1454. Pervenuto per successione nella tropeana famiglia dei Toraldo, rimase loro fino al 1578, anno in cui, alienato per debiti, cominciò a subire rapidi passaggi. Ma nel 1596 passò a Pietro Borgia Principe di Squillace che lo cedette a Pier Francesco Ravaschieri, dalla cui famiglia, per successione femminile, trasbordò dapprima in casa Pinelli (1692-1779) e poi in quella dei Pignatelli di Belmonte (1779-1806).
Nel 1444, a causa delle disagiate condizioni nelle quali si era venuto a trovare in seguito a molte vicende naturali, sociali e militari, gli veniva concessa l'esenzione del pagamento dei tributi.
ll terremoto del 1640 causò la morte di 300 persone; quello del 1659 lo danneggiò alquanto, e quello del 1783 finì quasi per distruggere quel che era avanzato salvo dai precedenti movimenti tellurici, provocando la morte di 2 persone e facendo danni valutati a 60 mila ducati.
Nel 1799 fu tra i Comuni più tenacemente realisti, e, ad istigazione del Padre Lettore Bonaventura da Badolato, dei Cappuccini, impedì che i repubblicani piantassero l'albero della libertà, mandando molti uomini all'assalto a Mileto voluto dal Cardinale Ruffo.
L'ordinamento amministrativo disposto dal Generale Championnet lo comprendeva nel Cantone di Satriano; con la legge francese del 1806, veniva posto nel Distretto di Gerace e messo a capo di un Governo che comprendeva i Luoghi di S. Andrea, Isca, S. Caterina, di Pisano, Guardavalle e Monasterace. La successiva legge del 1811, confermata da quella borbonica del 1816, ne faceva un Capoluogo di Circondano comprendente Isca, S. Caterina e Guardavalle.
Il terremoto del 1905 vi fece non pochi danni, tanto che venne disposto dapprima il consolidamento e poi il trasferimento dell'abitato a totale carico dello Stato. Le alluvioni del 1951 misero in serio pericolo la Chiesa dell'Immacolata e molte abitazioni, per cui gran parte degli abitanti abbandonarono il paese che per la circostanza venne visitato dal Capo dello Stato. In via Castello sono gli avanzi di mura perimetrali del maniero edificato dai Ravasch ieri nel secolo XVII. Badolato è ricco di Chiese che conservano evidenti segni artistici. Quella dì S. Andrea Avellino (sec. XVIII) con l'Altare del Sacramento in marmi policromi, mensa, tabernacolo e balaustra con lavori a commesso e dettagli ornamentali a rilievo, nella quale sono due busti in legno di S. Andrea e di S. Francesco di Paola (sec. XVII-XVIII) e numerosi arredi sacri di pregio. La Parrocchiale di S. Caterina, con portale in pietra a modanature (secolo XVIII) ha l'interno ad unica nave, l'abside medioevale, l'altare e il soffitto rifatti barocchi, con una tavola della Madonna col Bambino (sec. XV XVI). La Chiesa del Rosario ha la facciata con elementi in pietra di stile barocco, interno decorato a stucchi da maestranze di Serra S. Bruno (sec. XVIIl-XIX). La Chiesa di S. Maria degli Angeli, ricostruzione dei Padri Riformati, con la facciata e l'interno del XVII secolo, ha pure secenteschi il monumentale Altare Maggiore, firmato e datato Fra Diego da Careri 1644, il presbiterio e la cupola decorati dì affreschi, e un Crocefisso dello stesso Fra Diego, così come l'attiguo Chiostro, mentre il coro ligneo è del secolo XVIII. La Chiesetta della Sanità, altrimenti conosciuta come Chiesa di S. Isidoro, di origini basiliane, ha avanzi di mura con tracce di affreschi bizantineggiantì raffiguranti la Pietà, il Redentore, due Santi.
L'agricoltura, che si va organizzando sempre più con criteri industria, continua a dare cereali e frutta, mentre l'olio e il vino, tuttora pregiati, sono quasi interamente destinati all'esportazione.
Molte sono le aziende armentizie, e l'allevamento del bestiame bovino, ovino e caprino alimenta una notevole lavorazione di latticini. E' in Diocesi di Squillace. Vi sono le parrocchie di S. Nicola, S. Salvatore, S. Caterina e Santa Maria. Vi è il Convento di S. Maria degli Angeli dei Frati Minori. Le suore Teresiane Francescane del Signore vi tengono l'orfanotrofio femminile Madonna di Fatima, la scuola di taglio e cucito. Il convento dei Domenicani fu soppresso nel 1809. Il Patrono, S. Nicola Avellino, vi è festeggiato il 10 novembre.
Una volta si teneva fiera detta della Sanità.

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