Comune (ab. 1.201) della provincia di Catanzaro.
Il territorio - kmq. 31,92- confina con quelli dei Comuni di Brognaturo, Cardinale, Davoli, Isca sullo Jonio, Sant'Andrea Apostolo dello Jonio , e con il mare jonio, nel versante orientale delle Serre. L 'abitato è su un ripiano alla sinistra della media valle della fiumara Alaca.

È a 470 metri di altezza sul livello del mare; a 48 chilometri da Catanzaro, cui è collegato per una strada provinciale che si allaccia alla statale 106.

Comune (ab. 2.406) della provincia di Catanzaro, composto dal centro e da S. Caterina dello Jonio Marina.
Il territorio - kmq. 41,24- confina con quelli dei Comuni di Badolato, Brognaturo, Guardavalle, e con il mare Jonio, nel versante orientale delle Serre.

L 'abitato è su un poggio tra le valli dei torrenti Ponzo e Lunarì, a 459 metri di altezza sul livello del mare, ed a 63 chilometri da Catanzaro, cui è collegato per una strada che si congiunge alla nazionale 106.
Detto anche Santa Caterina di Badolato. Fondato da profughi della costa. Fu casale della Contea di Arena, concesso ai Galeota (1503) e rivendicato dai Concublet (1515). Verso il 1570 entrava nel dominio della famiglia de Patti, successivamente in quello degli Averna, nel 1629 in quello dei Gioeni, dai quali, nel 1655 passava ai Colonna, poi ai Marzano (1664-1722) che lo dotarono di castello. Nel giro di sette anni si succedevano al suo dominio le famiglie Perrone, Berlingieri, Vitale, Perrelli di Monasterace (1729-1759), ed in ultimo i di Francia che lo tennero fino all'eversione della feudalità (1806).

Comune (ab. 5.578) composto dal capoluogo posto in collina, dalla frazione montana di Elce della Vecchia e dalla frazione marina.
IL territorio - kmq. 60,40- confina con quelli dei Comuni di Brognaturo, Santa Caterina dello jonio in provincia di Catanzaro

, e con quelli di Bivongi, Monasterace, Stilo in provincia di Reggio, e con il mare jonio, nel versante orientale delle Serre.
L'abitato è in pendio, lungo un solco vallivo; a 225 metri sul livello del mare; a 70 chilometri da Catanzaro, a cui è collegato per una strada provinciale che si allaccia alla Statale 18.
Si vuole fondato all'epoca delle incursioni saracene sulla costa. I turcheschì lo danneggiarono due volte, nel 1555 e nel 1569, per cui ottenne, ad intercessione del Cardinale Sirleto, che godesse di dieci anni di franchigia delle collette fiscali. Il terremoto del 1783 vi produsse molti danni, così come quello del 1905. Già casale di StiIo, ne seguì le vicende feudali.

Comune (ab. 2.603) della provincia di Catanzaro.
Il territorio - kmq. 20,44- confina con quelli dei Comuni di Isca sullo lonio, dì S. Sostene, e con il mare Jonio, nel versante orientale delle Serre. L'abitato è sull'estremità di un contrafforte, tra le valli della fiumara Alaca e del torrente Salubro.

È a 312 metri di altezza sul livello del mare, a 47 chilometri da Catanzaro cui è collegato per una breve strada provinciale che si congiunge alla Statale 106.
Probabilmente fondato nel 1094 da gente fuggiasca dalla costa, guidata da un tale Andreasso, fu casale di Badolato, di cui seguì le vicende. Venne detto allora S. Andrea di Badolato. Appartenne perciò a Pietro Ruffo Conte di Catanzaro, ai Toraldo (1454), ai Borgia (1480), ai Ravaschieri (1596), ai Pinelli (1692) ed infine ai Pignatelli di Belmonte. Il terremoto del 1783 vi provocò molti danni.

Comune (ab. 1.800) della provincia dì Catanzaro, composto da Isca Marina (952) e Isca sullo Jonio. 
Il territorio - kmp. 22,97- confina con quelli dei Comuni di Badolato, S. Sostene, Sant'Andrea Apostolo dello Jonio, e con il mare jonio, nella fascia colliare del versante orientale delle Serre. L 'abitato è su un contrafforte del Monte S. Nicola sulla media valle del torrente Salubro.

È a 188 metri sul livello del mare; a 47 chilometri da Catanzaro, cui è collegato da una breve strada provinciale che adduce alla Statale 106. 
Isca sorse al tempo delle incursioni saracene, quando gli abitanti di Sanagasi, centro greco sulla costa, cercarono rifugio sulle vicine montagne. Fu casale di Badolato. Come tale appartenne a Pietro Ruffo di Catanzaro, a Pietro Borgia Principe di Squillace, ai Ravascheri, ai Pinelli, ed infine ai Pignatelli di Belmonte. Fu danneggiato dal terremoto del marzo 1783, e provato da quello dell'11 maggio 1947. Gravi danni, all'abitato ed alle campagne, furono provocati dal violento temporale che imperversò ininterrottamente per 40 ore dal 17ottobre1951. 

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